Santa Giulia, la Pieve dei Monti
Le origini della costruzione della Pieve sono avvolte nel mistero. La leggenda narra che fu edificata per volontà di Beatrice di Lorena, madre di Matilde di Canossa. L’aspetto attuale si deve alla ricostruzione avvenuta nel 1956, dopo che i nazisti la distrussero durante la Seconda Guerra Mondiale. Le foto antecedenti alla distruzione dell’edificio ci mostrano la chiesa in stile romanico dotata di un campanile, di un locale adibito a sagrestia e di una piccola costruzione, la canonica.
La facciata, rifatta nel 1780, era sormontata da un leone scolpito nella pietra arenaria. L’interno della Pieve era intonacato, in parte affrescato. Nella facciata era inserita una pietra di arenaria incisa che ricordava l’eclissi totale del 1239. L’attuale costruzione possiede una semplice facciata a capanna, nella quale si aprono un occhio e un portale ad arco e tre absidi. L’interno è suddiviso in tre navate. Dell’edificio romanico restano oggi pochi frammenti, fra cui tre capitelli, collocati all’interno sulle colonne che separano la navata centrale da quella di sinistra. I decori che li ornano sono simili tra loro: un giro di curve concentriche si dispone sulla superficie della campana, mentre l’abaco è ornato da cerchi entro i quali sono scolpiti stelle e decori geometrici.
All’inizio del Cinquecento La Pieve dei Monti aveva giurisdizione su diverse chiese e cappelle, che da essa dipendevano sia religiosamente che economicamente: San Vitale dei Monti (Monchio), Santa Maria dei Monti o del Castello (al suo posto fu poi costruita l’attuale chiesa parrocchiale), Santa Margherita di Costrignano, San Pietro di Morano, San Martino di Susano, San Geminiano di Savoniero e San Giovanni di Palagano.

Pieve oggi
Pieve oggi
La tomba del Conte
L’importanza della Pieve dei Monti, nel Medioevo, si deduce anche dal fatto che al suo interno, prima della distruzione del 1944, su una lapide in arenaria si leggeva in latino “Gherardinus Comes gomulae hic quiescit. Anno post millesimo CXXXXIIII” (Gherardino, conte di Gomola qui giace. Anno 1144).
In quel periodo il territorio apparteneva alla contea o comitato (comes) di Gomola (attuale Gombola) di cui la pieve era la chiesa più importante. I resti del Conte sono tuttora sepolti sotto al pavimento della chiesa.

Cartina antica
Cartina antica
Santa Giulia
Di Santa Giulia si hanno poche notizie storicamente attendibili.
Si narra che la Santa fosse una nobile ragazza cartaginese del V sec. d.C. che, caduta in schiavitù, fu acquistata da un commerciante, un certo Eusebio, e condotta in Siria.
Giulia, per le sue doti di dolcezza e sottomissione, conquistò Eusebio che la portava con sé nei suoi viaggi e proprio durante uno di questi, fecero naufragio al largo della Corsica. Approdati sulle coste corse, tutto l’equipaggio fece sacrifici agli dei per ringraziamento, con l’esclusione della giovine, perché cristiana. Il governatore della Corsica, Felice, probabilmente invaghitosi della bella schiava, tentò prima di acquistarla da Eusebio e quindi, approfittando una sera dell’ubriachezza dello stesso, gliela sottrasse con l’inganno. Felice offrì a Giulia la libertà, in cambio di un sacrificio agli dei, ma al rifiuto della ragazza la percosse e la fece flagellare. Quindi ordinò che le fossero strappati i capelli, infine la fece inchiodare ad una croce e gettare in mare. Alcuni monaci dell’isola di Gorgona avvertiti in sogno dell’accaduto, recuperarono al largo dell’isola la croce con il corpo della martire e un cartiglio con la storia del martirio. Il corpo fu deposto in un sepolcro dell’isola.

Antica tavola di S.Giulia (165 x 110 cm) con otto formelle raffiguranti gli episodi del suo martirio, unita alla scuola di Giotto.
Antica tavola di S.Giulia (165 x 110 cm) con otto formelle raffiguranti gli episodi del suo martirio, unita alla scuola di Giotto.
Le reliquie
Nel 762 d.C. la regina Ansa, moglie del re longobardo Desiderio, fece traslare le reliquie di Santa Giulia. Approdarono prima a Livorno dove, in dal VIII – IX secolo, il culto della martire si è diffuso. Poi attraversarono gli appennini passando dalle nostre montagne (la chiesa parrocchiale di Monchio conserva un dito della Santa), fino ad arrivare a Brescia dove le spoglie della santa riposano. Nel Palazzo dei Dogi a Venezia si conserva un famoso trittico, ‘Il martirio di Santa Giulia di Corsica’, di Hyeronimus Bosch.