Pieve Santa Giulia

Il Monte Santa Giulia, sulla cui cima sorge l’antichissima Pieve dei Monti di origine medievale costruita in forme romaniche tra il X e XI secolo, costituisce il privilegiato luogo di osservazione di un ampio territorio, posto com’è all’incrocio delle valli dei fiumi Secchia, Dolo, Rossenna e Dragone.

Gli scavi archeologici e il ritrovamento di un’antichissima spada confermano la presenza umana nell’area fin dall’età del bronzo e la sua frequentazione come luogo di culto. L’antica pieve di Santa Giulia è menzionata in documenti risalenti al 1232 e al 1238. Tra il XII e il XVII secolo, svolse un ruolo cruciale come pieve, centro religioso e amministrativo per il territorio circostante.

Il Monte e l’area circostante, a partire dall’inverno del 1943, sono base di riferimento per le prime formazioni partigiane e teatro di combattimenti pressoché continui, fino agli ultimi giorni della lotta di Liberazione in montagna, nell’aprile del 1945. La chiesa è utilizzata dai partigiani anche come nascondiglio di materiale bellico raccolto dagli aviolanci alleati e dalle azioni contro i nazifascisti.

Il suono delle sue campane è il segnale concordato in caso di pericolo. Nel gennaio del 1945, durante uno dei più duri rastrellamenti condotti dai nazifascisti contro la popolazione, la Pieve viene colpita dalla artiglieria tedesca e distrutta. La sua ricostruzione nelle forme attuali è avvenuta tra il 1950 e il 1954 sotto la guida della Soprintendenza dei monumenti di Bologna. Don Luigi Braglia inviò il 10 maggio 1945 alla Soprintendenza una lettera con la richiesta di intervento per la ricostruzione.

Oggi è difficile immaginare la sommità del Monte Santa Giulia come un punto di osservazione, ma occorre tenere presente che, fino al 1970 circa, la zona intorno alla chiesa era priva di quegli alberi ad alto fusto che oggi limitano la visione.

Pieve distrutta, fonte: “Foto Archivio istituto storico di Modena

Pieve distrutta, fonte: “Foto Archivio istituto storico di Modena

Pieve Pieve distrutta, fonte: “Foto Archivio istituto storico di Modena

Testimonianza di Oreste Barbati

Loro (i tedeschi) di solito sparavano col cannone sempre avanti ai militari, ma si vede che alcuni a piedi erano arrivati presto. Poi hanno colpito anche la chiesa di S. Giulia. Io e mio padre guardavamo dal solaio, mi ricordo che c’era la neve, perché dopo i tedeschi sono venuti giù dal monte con gli sci. Mi ricordo che a un certo punto abbiamo sentito una grande esplosione e visto il fumo e, quando è andato via il fumo, non c’era più la chiesa. Venivano giù con gli sci, vestiti di bianco.

Logo Con gli occhi della memoria
Lettera

Lettera

Lettera

Fotografia

Fotografia

Fotografia