Parco provinciale della Resistenza di Monte Santa Giulia
Con la delibera del 20 aprile 1970 la Provincia di Modena avvia la realizzazione del Parco, acquisendo il terreno a mezzo di rendita fondiaria perpetua dal Beneficio Parrocchiale di Monchio. Il Parco istituito nel 1974 è parte di un più ampio insieme di luoghi di memoria della Seconda Guerra Mondiale presenti nell’Appennino Modenese e Reggiano.
L’area è stata luogo di incontro dei primi gruppi partigiani nell’inverno del 1943, teatro di numerosi e importanti eventi della guerra partigiana, punto strategico della Zona libera di Montefiorino nell’estate 1944. Per questo il Parco è dedicato alla Resistenza, movimento popolare di opposizione al nazifascismo formatosi in diversi paesi europei, e in particolare in Italia dopo l’8 settembre 1943, animata dall’esperienza antifascista contro la dittatura e dalle brigate partigiane, formazioni armate spinte dall’entusiasmo di ragazze e ragazzi. Fu coraggiosamente sostenuta dalle popolazioni locali, che condivisero dal 1943 al 1945 le poche risorse disponibili della montagna, pagando un alto prezzo in vite umane.
Il Parco è punto di riferimento per la memoria di tutti coloro che hanno contribuito alla conquista della libertà e un monito alla pace.

Monchio
Monchio
Il Parco dei Caduti di Monchio
La gente di questi paesi ha scelto di ricordare e fare memoria, come testimonia anche il Parco dei Caduti nel centro di Monchio. Sono state messe a dimora 136 piante per onorare ognuno dei caduti. Esse fanno da corona a due monumenti: il Cristo benedicente e una stele con formelle bronzee con scene sulla Resistenza.

Il Cristo di Monchio
Il Cristo di Monchio
La strage di Monchio, Susano, Costrignano, Savoniero
In questa area è avvenuta una delle più grandi stragi nazifasciste perpetrate in Italia tra la fine del 1943 e la primavera del 1945. Fu la criminale reazione al fallimento dei tentativi di sconfiggere il movimento partigiano nella zona di Monte Santa Giulia e in generale nell’Appennino modenese-reggiano.
Tra gennaio e febbraio 1944 iniziano i rastrellamenti e nel corso di uno di questi (28 febbraio) sono catturati 150 abitanti di Monchio, in parte trasferiti nel campo di prigionia di Fossoli. Dall’8 marzo, data di scadenza di un bando di arruolamento nell’esercito fascista della RSI, iniziano nel modenese vaste operazioni di rastrellamento condotte da fascisti e nazisti, che si concludono il 30 marzo. Le azioni non raggiungono gli obiettivi e i fascisti subiscono numerose perdite per opera delle brigate partigiane.
Anche nella zona di Monchio l’azione messa in atto il 16 marzo fallisce, poiché i reparti della RSI, della GNR e della Gendarmeria tedesca trovano ad attenderli le formazioni partigiane, e subiscono perdite anche tra gli ufficiali. Mentre le formazioni partigiane si spostano in altre zone, i comandi tedeschi, dopo le sconfitte subite, chiedono rinforzi dalla pianura. Il 17 marzo si schierano due compagnie del Reparto Esploratori della Divisione corazzata paracadutisti Herman Goring al comando del capitano di cavalleria Von Loeben. Il giorno dopo, questi reparti iniziano la rappresaglia contro i paesi di Susano, Savoniero, Costrignano e Monchio.
Alle sei del mattino alcuni cannoni posizionati davanti alla Rocca medievale di Montefiorino iniziano a bombardare le pendici del Monte Santa Giulia.
I reparti tedeschi, affiancati da due plotoni della polizia e dell’esercito fascista, iniziano la distruzione sistematica delle abitazioni e la cattura degli uomini. Tra le case e i fienili bruciati restano 136 vittime civili, tra cui donne, bambini, ragazzi e anziani.
La strage di Cervarolo
Terminate le operazioni nella valle del Dragone, i comandi tedeschi decidono di proseguire l’azione di rappresagli anella zona reggiana di Villa Minozzo, dove nei giorni precedenti c’erano stati combattimenti con reparti partigiani (Cerrè Sologno). A Civago sono distrutte o danneggiate una cinquantina di case e uccise tre persone. A Cervarolo, nell’aia nel centro del paese, sono brutalmente uccise 24 persone tra le quali il parroco.
La giustizia contro i criminali e “l’armadio della vergogna”
Tra il 1943 e il 1945 le stragi nazifasciste provocarono in Italia 23.669 vittime tra le quali più di 15.000 civili, oltre 7.500 partigiani e antifascisti e 140 religiosi. Malgrado si conoscessero fin da subito gran parte dei responsabili, si dovette attendere il 1994 con la scoperta di 695 fascicoli e un Registro Generale con 2.274 notizie di reato relative a crimini di guerra, per avviare un percorso di giustizia. Gli atti, deliberatamente occultati dalla Procura Generale del Tribunale Supremo Militare nell’armadio della vergogna, vennero messi a disposizione della magistratura solo nel 2006 grazie alla Commissione parlamentare d’inchiesta. Su impulso del Procuratore militare Marco De Paolis vennero condotte le indagini sulla strage e nel 2009 avviato il processo, concluso nel marzo 2014 con sentenza definitiva della Corte di Cassazione contro gli ex ufficiali tedeschi Helmut Odenwald e Alfred Luhmann della divisione Hermann Göring condannati all’ergastolo.
Il Museo di Montefiorino
Presso la Rocca di Montefiorino è visitabile il Museo della Repubblica Partigiana di Montefiorino, aperto nel 1979, per iniziativa del Comune di Montefiorino e del Comitato Provinciale per il cinquantesimo della Resistenza e della Guerra di Liberazione, poi ristrutturato nel 1994.
Il Museo conserva foto, documenti, cimeli, organizzati in modo da suggerire percorsi tematici e cronologici che toccano tutti i diversi aspetti che caratterizzarono la Repubblica di Montefiorino.