A quattro anni dalla invasione russa dell’Ucraina.
Contro la guerra di aggressione per una tregua immediata e una pace duratura.
Quattro anni fa Putin ordinava l’invasione della Ucraina, nell’intento di rovesciarne il legittimo governo e insediarne uno fantoccio, come quello Bielorusso, allineato alle strategie che da 20 anni vedono la Russia intenta a ricostruire, con la forza, l’area di influenza ex sovietica, sprofondando la società russa nella dittatura. In questo senso l’Unione Europea e in particolare i paesi baltici, la Polonia e altri come la Georgia, che guardano con speranza alla democrazia, alla libertà e alla prosperità dell’Europa, sono per Putin un ostacolo.
ANPI ha condannato e condanna l’aggressione e con la Costituzione “ripudia la guerra come strumento di offesa e mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Ancora oggi esprimiamo solidarietà per le vittime e le sofferenze provocate dalla invasione. Le radici dell’aggressione di uno stato indipendente, violando patti e accordi, sono molteplici, ma non possono in alcun modo attenuare le responsabilità primarie del governo russo.
Invece di una guerra lampo, l’aggressione malpreparata e peggio condotta ha incontrato una resistenza fortissima e gran parte delle terre conquistate nei primi mesi sono state progressivamente liberate. Con l’obiettivo di annientare l’Ucraina e annetterne territori, da anni la guerra è diventata una tremenda carneficina, che sta colpendo la gioventù ucraina; infrastrutture, città e villaggi distrutti, massacri di civili. La Russia a sua volta paga un prezzo altissimo in termini di vittime: oltre 1,2 milioni tra morti e feriti. Mercenari coreani, africani, siriani sono mandati al macello. Ai danni economici cerca di rispondere, rompendo l’isolamento internazionale con alleanze, che pesano e peseranno sul suo futuro. Le intense relazioni economiche e culturali costruite con i paesi dell’Unione. Europea nei due decenni successivi alla fine del regime sovietico, sono state spazzate via. Tutto asservito alla logica neoimperialista che sta trascinando tutto il mondo in un vortice di violenza, prevaricazione, guerre, instaurando con la minaccia e l’esercizio della forza militare ed economica, un presunto nuovo assetto del potere globale, dominato da logiche neofeudali.
L’elezione di Trump alla presidenza degli USA ha fatto da detonatore di queste dinamiche. Trump ha travolto le sedi della diplomazia internazionale, stracciato accordi e intese globali, trasformato le relazioni tra paesi in aggressioni e minacce, comprese quelle contro gli alleati, scegliendo di stare con gli aggressori come Putin e Netanyahu. Ogni dramma viene affrontato da Trump secondo uno schema che privilegia gli affari propri, in un delirio di onnipotenza al quale, speriamo, gli elettori metteranno presto fine.
L’Unione Europea ha tenuto una linea che, pur nella grave assenza di una politica estera e di difesa comuni, capaci di fronteggiare l’arroganza trumpiana e agire sul piano della deterrenza, ha consentito all’Ucraina di resistere. Serve ora una offensiva diplomatica Europea per portare l’aggressore a intraprendere un vero percorso di pace, a partire dalla tregua immediata dei bombardamenti. Anche per questo è necessaria la mobilitazione e l’attenzione di tutti i cittadini a un conflitto che coinvolge direttamente tutta l’Europa.