La Resistenza e l’impegno antifascista: non solo memoria, ma un progetto per il futuro.
83 anni fa, l’8 settembre 1943 iniziava il grande movimento popolare armato e civile della Resistenza, per liberare l’Italia dall’occupazione tedesca e dalla dittatura fascista, riorganizzata da Mussolini nella fogna della Repubblica Sociale Italiana, stato fantoccio voluto da Hitler. A Modena ricordiamo in quel giorno la resistenza dei militari italiani e con la Battaglia di Palazzo Ducale a Sassuolo del 9 settembre 1943 l’uccisione di un soldato da parte dalle truppe tedesche e la deportazione del Generale Ferrero che ha visto la morte nei campi di sterminio. All’alba dello stesso giorno l’uccisione di Demos Mavalasi nel distaccamento militare in via Vittorio Veneto a Maranello, mentre cercava di fuggire da un agguato fascista e nazista. Antifascista perseguitato dal regime e di ritorno dal confino a Ventotene era stato portato in quel luogo con Mario Ricci con cui aveva condiviso ideali e confino e che diventerà il futuro comandante “Armando”.
Mussolini sfiduciato il 25 luglio dal suo stesso partito, conferma l’alleanza con la Germania nazista e, violando l’armistizio, provoca la guerra civile. La guerra al popolo italiano antifascista, la collaborazione nelle stragi naziste, la persecuzione di ebrei e oppositori, la violenza praticata sui patrioti, su chi si batteva per la libertà, l’indipendenza e la democrazia sono il marchio del fascismo della RSI. I “repubblichini”, dopo la sconfitta del fronte nazi-fascista, nel 1946 formano con Almirante e altri rottami del regime, il Movimento Sociale Italiano, per tentare con ogni mezzo, compreso il terrorismo, l’instaurazione di un sistema autoritario e lo scardinamento della democrazia costituzionale. Dal MSI nasce Fratelli d’Italia e Almirante è il mentore della Presidente del Consiglio.
Di nuovo in questi anni, come purtroppo è accaduto più volte nella storia della Repubblica democratica, tale cupa eredità torna a inquinare la vita democratica e la politica in Italia e in Europa. Non caso anche in Germania, soprattutto in quella orientale, formazioni che si richiamano esplicitamente al nazismo stanno acquistando un ampio consenso di massa. Non è solo bieca nostalgia di gruppi disperati, sono parte di un disegno più ampio.
Italia e Germania hanno conosciuto i “regimi reazionari di massa”, dove il potere a Mussolini e a Hitler è stato consegnato con il voto dalle istituzioni della democrazia liberale, poi vittima delle loro dittature. Chi oggi sottovaluta o nega i pericoli del neofascismo, sembra non comprendere quella lezione e gli elementi di contesto nazionale e internazionale che la rendono di stringente attualità. Non si può dire che il fascismo non c’è perché nessuno minaccia una dittatura. E’ evidente il rischio di torsioni illiberali, autoritarie e discriminatorie, dello stato di diritto, magari cambiando la Costituzione su punti fondamentali.
Il regime fascista è stato sconfitto ed è finito il 25 aprile del 1945, ma il fascismo è un movimento politico, che ha una storia nata prima e proseguita dopo quella data. Non coincide solo con il ventennio della dittatura. E’ un movimento politico che si trasforma con le stesse ideologie alimentate da razzismo, xenofobia, autoritarismo che si ricombinano, usando nuovi rancori e delusioni, nuove e sempre vecchie paure, che attraversano ceti medi e popolari. Oggi soprattutto quella dell’immigrazione.
Anche per questo la lezione della Resistenza resta fondamentale per oggi e per il futuro, perché su quella si fondano la Costituzione antifascista, il nuovo stato di diritto, l’idea di una democrazia progressiva e partecipata. Per l’ANPI l’impegno antifascista non è quindi rivolto alla sola memoria del passato, ma un progetto per il futuro.
ANPI Provinciale Modena
