1989-2009: a vent’anni dalla caduta del muro di Berlino

Due decenni possono permetterci di guardare agli eventi del 1989 con la giusta distanza. Quel muro abbattuto da un movimento di massa inarrestabile era stato eretto nel 1961 ed era subito diventato il simbolo terribile della guerra fredda e insieme la sanzione di un fallimento. Sì, perché quel muro veniva costruito da uno stato che si definiva comunista, da un potere che pretendeva di incarnare quella speranza di giustizia sociale e di libertà che aveva animato milioni di persone nella prima parte del Novecento. Il socialismo realizzato dai paesi dell’orbita sovietica mostrava drammaticamente l’incapacità di coniugare libertà e giustizia sociale, come già si era visto con la repressione militare della rivoluzione ungherese del 1956.
Eppure quel muro per la politica internazionale – al di là dello scontro ideologico e della polemica pubblica – divenne un fattore di stabilizzazione, chiudeva il problema ancora aperto della riunificazione tedesca ed eliminava un problema