Giornata piena a Modena per il premio nobel RITA Levi Montalcini

//Giornata piena a Modena per il premio nobel RITA Levi Montalcini

A sostegno delle donne africane

leviÈ stato un programma intenso, quello del premio Nobel Rita Levi Montalcini, affrontato a Modena nella giornata del 24 gennaio u. s.

Una giornata tutta modenese che ha visto la celebre scienziata italiana impegnata in mattinata nella Chiesa Auditorium Fondazione San Carlo stracolma di scolaresche e al pomeriggio al “Forum Monzani” di via Aristotele, aperto all’intera cittadinanza.

Scopo degli incontri la promozione del progetto “Cinque Euro per le donne africane” che ha la finalità di rendere possibile l’accesso all’istruzione delle giovani donne del continente africano costrette ad affrontare una realtà drammatica che le spinge all’emarginazione sociale e ne impedisce l’istruzione. Questo progetto, promosso dalla Fondazione Rita Levi Montalcini, non ha soltanto uno scopo umanitario, ma anche quello di impedire che le tragiche condizioni di quelle popolazioni provochino migrazioni di massa e sollevino altri sconvolgimenti a livello globale.

Il Comune di Modena e la Fondazione Cassa di Risparmio, promotori della giornata modenese della scienziata, hanno stanziato rispettivamente 7mila e 20mila Euro in favore della Fondazione. Le borse che vengono erogate – ha ricordato la Montalcini – arrivano direttamente alle beneficiarie, senza passare attraverso i governi dei rispettivi paesi.

L’appuntamento dell’Auditorio del San Carlo è stato presieduto dal presidente della Fondazione Cassa di Risparmio Gianfranco Baldini ed ha udito gli indirizzi di saluto del Sindaco di Modena Giuliano Barbolini, del Rettore dell’Ateneo Giancarlo Pellacani e dell’assessore all’istruzione Morena Manfredini. Il premio Nobel dal canto suo si è sottoposto con entusiasmo al “serrato” interrogatorio di tanti ragazzi e ragazze sui temi più vari. Richiesta di un commento sulla terapia Di Bella è stata lapidaria: “Una terapia assolutamente inadeguata e di nessuna utilità”. Sul confine da porre alle scoperte ha ammonito che “non si può mettere un lucchetto al cervello, ma è compito di noi scienziati essere responsabili e controllare l’uso delle scoperte”. Con voce pacata e con grande schiettezza ha risposto ad oltre una decina di domande suscitando entusiasmo nei giovani che alla fine l’hanno salutata con un prolungato e caloroso applauso.

2017-09-25T00:26:23+00:00